Crictor il serpente buono: quando ciò che sembrava fuori posto trova il suo posto

Copertina di Crictor il serpente buono di Tomi Ungerer, albo illustrato su diversità, appartenenza e inclusione

Immaginate di ricevere un pacco e di scoprire, una volta aperto, che contiene un boa.

Madame Bodot, anziana maestra e protagonista di Crictor. Il serpente buono di Tomi Ungerer, reagisce più o meno come reagiremmo noi: con un certo spavento.

La cosa interessante, però, comincia subito dopo. Una volta superata la sorpresa iniziale, Madame Bodot cerca di capire che cosa abbia davanti, si informa, comincia a prendersene cura e gli dà un nome. Quel boa arrivato da lontano diventa Crictor e, pagina dopo pagina, entra nella sua quotidianità con una naturalezza quasi surreale.

È proprio questo passaggio che trovo irresistibile. Ungerer prende qualcosa che all’inizio sembra completamente fuori posto e, senza grandi discorsi, ce lo fa apparire sempre più familiare.

In breve

Titolo: Crictor. Il serpente buono
Autore e illustratore: Tomi Ungerer
Traduzione: Gabriella Tonoli
Editore: LupoGuido
Pagine: 32
Età indicativa: dai 3 anni

Un boa in casa, ma senza drammi

Madame Bodot non trasforma Crictor in qualcosa che non è. Non cerca di renderlo simile a un cane o a un gatto. Semplicemente, comincia a organizzare la vita tenendo conto del fatto che il nuovo arrivato è un serpente. Questa semplicità mi piace molto.

Crictor ha bisogno di essere accudito, di mangiare, di dormire e perfino di proteggersi dal freddo. Madame Bodot trova soluzioni che gli permettono di stare bene senza pretendere che smetta di essere ciò che è.

La comicità dell’albo nasce proprio da qui: una situazione improbabile viene trattata come se fosse perfettamente normale. Ma dentro questa leggerezza c’è anche un’idea educativa interessante. Accogliere qualcuno non significa necessariamente chiedergli di adattarsi completamente a ciò che esiste già. A volte significa modificare un po’ il contesto perché possa entrarci davvero.

Prima è “un serpente”, poi diventa Crictor

All’inizio Madame Bodot vede soprattutto la categoria: un serpente. Con il tempo, però, quella parola non basta più.

Crictor ha un carattere, delle abitudini, capacità particolari, un modo tutto suo di entrare in relazione con gli altri. Più lo conosciamo, meno l’etichetta iniziale riesce a raccontarlo.

È un passaggio che trovo molto vicino a ciò che succede anche a scuola.

Le categorie ci servono per orientarci, ma rischiano di diventare troppo strette quando smettiamo di vedere la persona che c’è dietro. Un bambino può essere “timido”, “vivace”, “quello che legge già” o “quello che non parla ancora bene italiano”, ma nessuna di queste descrizioni esaurisce ciò che è.

Crictor racconta tutto questo senza bisogno di spiegarlo: basta seguire ciò che accade quando qualcuno si prende il tempo di conoscere davvero chi ha davanti.

Poi Crictor entra a scuola

Madame Bodot è una maestra e, prima o poi, anche Crictor finisce in classe.

Qui il libro cambia ritmo e il corpo lunghissimo del serpente diventa una fonte continua di possibilità. Crictor può assumere forme differenti, partecipare alle attività, giocare con i bambini e trasformarsi perfino in lettere e numeri. È una parte dell’albo che invita naturalmente a guardare le forme in modo meno rigido. Una linea curva può ricordare un numero, ma subito dopo può diventare altro. Un segno non è più soltanto qualcosa da riconoscere: diventa qualcosa da immaginare e trasformare.

Mi piace molto perché suggerisce un approccio che, soprattutto con i più piccoli, trovo prezioso: prima di chiedere di riprodurre un simbolo possiamo guardarlo, costruirlo, manipolarlo e scoprire quante possibilità contiene.

La forma non è un limite: può diventare una risorsa

Crictor funziona proprio perché è fatto in un modo molto particolare. Il suo corpo lungo e flessibile gli permette di fare cose che altri personaggi non potrebbero fare. Questo aspetto offre un’altra lettura interessante.

Davanti a una differenza, spesso vediamo subito ciò che può creare difficoltà. Crictor ci mostra invece che una caratteristica insolita può diventare anche una risorsa e aprire possibilità nuove.

In classe questo cambio di prospettiva può essere molto potente. Una caratteristica può rappresentare una difficoltà in una situazione e diventare una risorsa in un’altra. Non significa negare gli ostacoli, ma smettere di guardare una persona soltanto attraverso ciò che non riesce a fare come gli altri.

Da ospite a membro della comunità

Crictor, con il tempo, non è più soltanto qualcuno di cui Madame Bodot si prende cura. Partecipa alla vita della casa, della scuola e della città. Gioca, impara, aiuta e finisce persino per dimostrare un notevole coraggio. È un’evoluzione che trovo significativa perché distingue l’essere semplicemente accolti dall’essere realmente inclusi.

Non basta che qualcuno possa stare in un luogo. Per sentirsi parte di una comunità deve anche poter partecipare, contribuire, avere un ruolo.

Crictor non rimane “il serpente di Madame Bodot”. Diventa qualcuno che gli altri conoscono, con cui condividono esperienze e sul quale possono perfino contare.

Una scuola che guarda ciò che si può fare

C’è un dettaglio che, da insegnante, mi resta particolarmente. Quando Crictor entra a scuola, nessuno sembra preoccuparsi troppo del fatto che sia molto diverso dagli altri. Il suo corpo non viene trattato come un problema da risolvere. Diventa immediatamente qualcosa con cui fare esperienza.

È una prospettiva che mi piace perché capovolge una domanda molto comune.

Invece di chiederci soltanto perché un bambino non riesca a fare qualcosa nel modo previsto, possiamo domandarci quali possibilità emergano dal modo in cui quella persona è fatta, pensa, comunica e apprende.

Crictor non è certamente un trattato sull’inclusione e sarebbe un peccato appesantirlo con significati che non gli appartengono. Resta prima di tutto una storia ironica e affettuosa. Ma proprio per questo riesce a far arrivare alcune idee con grande naturalezza.

Crictor e il passaggio alla scuola primaria

Ho scelto Crictor anche per In viaggio verso la scuola primaria con gli albi illustrati.

Nel passaggio alla primaria i bambini incontrano molte cose nuove: ambienti, persone, regole, strumenti e modalità di lavoro. All’inizio tutto questo può sembrare estraneo o perfino un po’ intimidatorio. Poi la familiarità si costruisce.

L’aula smette di essere “l’aula della primaria” e diventa la propria aula. Una persona sconosciuta diventa la maestra che si impara a conoscere. Un’attività nuova comincia ad avere regole comprensibili.

In questo senso, Crictor mi sembra particolarmente adatto al percorso: ciò che all’inizio appare strano o fuori posto può diventare parte della quotidianità quando abbiamo il tempo di conoscerlo.

Dall’albo al Modulo 4

scheda del Modulo 4 di "In viaggio verso l scuola primaria" Crictor il serpente buono

Crictor. Il serpente buono costituisce l’ottava tappa di In viaggio verso la scuola primaria e conclude il Modulo 4, iniziato con Che cos’è la scuola? di Luca Tortolini e Marco Somà.

I due albi non raccontano la stessa cosa e proprio per questo svolgono due funzioni diverse.

Con Che cos’è la scuola? i bambini possono interrogarsi sul luogo in cui stanno per entrare, immaginare la propria scuola ideale e riflettere sulle regole che permettono di viverla insieme.

Con Crictor, invece, cominciano a incontrare alcuni dei linguaggi della nuova scuola attraverso numeri, quantità, manipolazione, pregrafismo e una semplice proposta digitale con Scratch. Nel materiale il corpo trasformabile del serpente diventa il ponte tra la storia e queste prime esperienze. Il Modulo 4 comprende 34 pagine e include anche il progetto extra dedicato al gioco dell’oca delle regole della scuola.

Se vuoi continuare il viaggio

Crictor è uno degli otto albi illustrati di riferimento che accompagnano le dieci tappe di In viaggio verso la scuola primaria.

Il percorso completo intreccia letture, attività grafiche e manipolative, movimento, emozioni, coding e prime esperienze digitali.

Non soltanto per la classe prima

Dopo la lettura di Crictor, partirei da ciò che accade quando una persona entra per la prima volta in un gruppo e viene osservata soprattutto attraverso la caratteristica che appare più evidente.

Potrebbe essere interessante chiedersi quanto tempo occorra perché qualcuno smetta di essere “quello nuovo”, oppure riflettere sulla differenza tra permettere a una persona di esserci e riconoscere che può avere un ruolo importante nel gruppo.

Anche il tema della trasformazione può crescere insieme all’età. Il corpo di Crictor permette di ragionare su come la stessa forma possa essere interpretata in modi differenti e su quanto il punto di vista condizioni ciò che riusciamo a vedere.

Lo stesso albo può così aprire una conversazione sull’appartenenza oppure diventare un piccolo laboratorio di pensiero divergente.

Il mio consiglio di lettura

Quello che mi diverte di più di Crictor è che Ungerer non ha bisogno di dirci che dobbiamo imparare ad accettare ciò che è diverso. Fa qualcosa di molto più efficace.

Mette un boa nella casa di una tranquilla maestra, poi lo manda a scuola e lascia che, pagina dopo pagina, smettiamo quasi completamente di considerare assurda la situazione.

All’inizio Crictor sembra fuori posto. Alla fine sarebbe strano immaginare quella casa e quella comunità senza di lui.

A volte non serve rendere qualcuno meno diverso. Serve avere abbastanza tempo per scoprire che c’è posto anche per il suo modo di esserlo.