Ci sono sentieri che impariamo a percorrere perché qualcuno, almeno all’inizio, cammina accanto a noi.
Qualcuno che conosce la strada. Che sa dove fermarsi. Ci mostra ciò che da soli forse non avremmo notato. Ci aspetta quando andiamo più piano e ci incoraggia quando non siamo sicuri di farcela.
Poi, a un certo punto, succede qualcosa. Il passo diventa più sicuro. La strada comincia a sembrarci familiare. E scopriamo che ciò che abbiamo ricevuto può essere, a nostra volta, condiviso con qualcun altro.
È questo uno degli aspetti che mi piacciono di più di Il sentiero, albo scritto e illustrato da Marianne Dubuc e pubblicato in Italia da Orecchio Acerbo.
Una storia apparentemente semplice, costruita intorno a una passeggiata in montagna, che riesce a parlare con grande delicatezza di crescita, fiducia, autonomia, cura e passaggi tra generazioni.
In breve
Titolo: Il sentiero
Autrice e illustratrice: Marianne Dubuc
Traduzione: Paolo Cesari
Editore: Orecchio Acerbo
Anno dell’edizione italiana: 2018
Pagine: 76
Età di lettura indicativa: dai 4 anni
L’albo ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è stato, tra gli altri, vincitore del Premio Nati per Leggere 2019, sezione Nascere con i libri.
Una passeggiata che non è mai soltanto una passeggiata
Ogni domenica la signora Tasso percorre il sentiero che porta in cima al Pan di Zucchero. È anziana, conosce bene la montagna e lungo la strada non ha fretta di arrivare. Osserva. Raccoglie piccoli tesori. Si ferma. Aiuta chi incontra.
Una mattina qualcuno la guarda partire: è Lulù, un piccolo gatto che non sembra affatto convinto di essere capace di affrontare quella salita. La signora Tasso lo invita ad accompagnarla. E così comincia il loro cammino.
All’inizio Lulù ha bisogno di qualcuno che conosca la strada e gli mostri come percorrerla. Poco alla volta, però, il sentiero diventa anche suo.
È proprio questo passaggio, secondo me, a rendere l’albo molto più interessante di una semplice storia sul “riuscire a superare una difficoltà”.
Non significa imparare a fare tutto da soli
Potremmo leggere Il sentiero come una storia sull’autonomia.
Lulù all’inizio è insicuro. Poi acquista fiducia, esperienza e capacità.
Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.
Perché Lulù non diventa autonomo malgrado l’aiuto della signora Tasso.
Diventa autonomo anche grazie a quell’aiuto.
È una differenza importante.
A volte presentiamo la crescita come un progressivo “non aver più bisogno degli altri”. Questo albo racconta qualcosa di diverso: possiamo diventare più sicuri proprio perché qualcuno ci ha accompagnato, ci ha mostrato una strada, ci ha lasciato provare e, quando serviva, è rimasto accanto a noi.
L’autonomia non nasce necessariamente dalla solitudine. Può nascere da una relazione.
Chi insegna a chi?
All’inizio sembra molto chiaro. La signora Tasso conosce. Lulù impara.
Lei mostra la strada, riconosce piante e animali, sa dove fermarsi e come affrontare la salita.
Ma il rapporto tra i due non rimane immobile.
Lulù cresce. Diventa più sicuro. Comincia a osservare con i propri occhi e a trovare i propri piccoli tesori. E anche la signora Tasso riceve qualcosa da quel giovane compagno di cammino.
Giovani e meno giovani possono percorrere insieme un tratto di strada, diventando reciprocamente una ricchezza.
Non c’è soltanto qualcuno che insegna e qualcuno che impara.
Ci sono due persone – o, in questo caso, due animali – che cambiano attraverso la relazione.
I piccoli tesori che troviamo lungo la strada
Poi c’è la natura.
Il sentiero di Marianne Dubuc è pieno di cose minuscole alle quali potremmo facilmente passare accanto senza accorgercene. Piante. Animali. Funghi. Sassi. Piccoli incontri. Oggetti che diventano ricordi.
La signora Tasso conosce il valore del fermarsi a guardare.
È un altro degli insegnamenti che trasmette a Lulù senza bisogno di trasformarlo in una lezione.
La montagna non è soltanto una meta da raggiungere.
Tutto ciò che accade mentre ci si arriva fa parte del viaggio.
Mi sembra un’immagine particolarmente bella anche per la scuola.
Possiamo essere molto concentrati sulla meta – leggere, scrivere, calcolare, imparare questo o quell’altro contenuto – e dimenticare quante cose importanti succedano mentre stiamo cercando di arrivarci.
Quando chi seguiva comincia a conoscere la strada
Nel tempo qualcosa inevitabilmente cambia. La signora Tasso diventa meno forte. Lulù, invece, acquista sicurezza.
Qui l’albo compie il passaggio che trovo più delicato. Ciò che la signora Tasso ha trasmesso non rimane semplicemente “imparato”. Continua.
Il sentiero che qualcuno ci ha insegnato a percorrere può diventare una strada che siamo capaci di attraversare da soli e, un giorno, di mostrare a qualcun altro.
Il ruolo di chi accompagna e quello di chi viene accompagnato non sono assegnati per sempre. Possono cambiare. Forse crescere significa anche questo.
Un albo che parla molto bene di scuola senza parlare di scuola
Ne Il sentiero non ci sono aule, quaderni o insegnanti. Eppure trovo che dica qualcosa di profondamente educativo. Qualcuno più giovane incontra qualcuno che possiede più esperienza. Viene accompagnato senza essere sostituito. Prova. Osserva. Fa domande. Scopre. Diventa progressivamente capace di fare ciò che prima gli sembrava troppo difficile. E, soprattutto, ciò che impara non rimane soltanto suo.
Non è molto lontano da quello che vorremmo accadesse anche a scuola.
Per questo lo trovo particolarmente adatto ai momenti di passaggio.
Un sentiero verso la scuola primaria
Ho scelto Il sentiero anche per In viaggio verso la scuola primaria con gli albi illustrati, il percorso che ho progettato per accompagnare la continuità tra scuola dell’infanzia e primaria e che può essere utilizzato anche nelle prime settimane della classe prima.
In questo contesto la metafora del sentiero funziona su più livelli. C’è una strada nuova da percorrere. Ci sono bambini che non sanno ancora esattamente che cosa incontreranno. Ci sono adulti e bambini più grandi che possono accompagnarli per un tratto. E c’è l’idea, per me molto importante, che non sia necessario sapere già fare tutto per poter cominciare.
Nel percorso questa suggestione narrativa apre poi a esperienze su orientamento, percorsi, pregrafismo, osservazione e coding unplugged con CodyRoby.
Ma quelle sono le attività. Prima viene il sentiero. E soprattutto vengono Lulù e la signora Tasso.
Dall’albo al percorso: il Modulo 3
Il sentiero costituisce la quinta tappa di In viaggio verso la scuola primaria e apre il Modulo 3, nel quale incontriamo un secondo albo: Carlo alla scuola per draghi di Alex Cousseau.
Li ho scelti insieme perché permettono di lavorare su due forme diverse di orientamento.
Con Il sentiero cominciamo a orientarci nello spazio e lungo una strada.
Con Carlo spostiamo progressivamente lo sguardo su noi stessi, sulle nostre caratteristiche e sul nostro modo di stare nel gruppo.
Il Modulo 3 comprende 33 pagine con due attività, schede operative, pregrafismo, CodyRoby, prime esperienze di videoscrittura, autovalutazione e strumenti per l’osservazione.
Se vuoi continuare il viaggio
Il sentiero è uno degli otto albi illustrati di riferimento che accompagnano In viaggio verso la scuola primaria.
Il percorso completo comprende 61 pagine e 10 tappe e intreccia lettura, conversazione, attività laboratoriali, pregrafismo, emozioni, movimento, coding e prime esperienze digitali.
Può essere utilizzato per la continuità infanzia-primaria, per l’accoglienza in classe prima oppure scegliendo soltanto le tappe più adatte al proprio gruppo.
Non soltanto per la classe prima
Sarebbe un peccato confinare Il sentiero al solo momento del passaggio alla primaria.
Con bambini più grandi può aprire riflessioni diverse. Chi ci ha insegnato qualcosa che oggi sappiamo fare? Quando siamo stati noi ad aiutare qualcuno? Che differenza c’è tra aiutare una persona e fare qualcosa al posto suo? Che cosa significa essere una guida? E possiamo essere contemporaneamente capaci di qualcosa e avere ancora bisogno degli altri per qualcos’altro?
Sono domande che possono crescere insieme all’età dei bambini.
L’albo può diventare particolarmente interessante anche in esperienze di tutoring tra pari, lavoro tra classi di età differenti o percorsi nei quali bambini più grandi accompagnano i più piccoli.
Perché in fondo è proprio questo che succede lungo il sentiero: ciò che abbiamo ricevuto può continuare a viaggiare.
Il mio consiglio di lettura
Per me Il sentiero è soprattutto una storia in cui giovani e meno giovani possono trovarsi a percorrere insieme un tratto di strada, diventando ricchezza l’uno per l’altro.
La signora Tasso non rende più breve la montagna per Lulù.
Non percorre il sentiero al posto suo.
Gli cammina accanto.
Gli mostra alcune cose.
Gli lascia il tempo di scoprirne altre.
E poco alla volta Lulù trova il proprio passo.
Forse è una delle immagini dell’educare che preferisco.
Non portare qualcuno fino alla meta. Aiutarlo a conoscere abbastanza bene il sentiero da poter, un giorno, continuare anche senza di noi.
Magari, più avanti, fermarsi ad aspettare qualcun altro che sta ancora cercando il coraggio di cominciare.
