A scuola per draghi ci sono alcune cose che un drago dovrebbe saper fare. Volare. Sputare fuoco. Bruciare i quaderni con una bella fiammata.
Poi arriva Carlo. Ha ali enormi, piedi spropositati e non sembra particolarmente portato per ciò che agli altri riesce quasi naturale. E soprattutto fa una cosa decisamente poco “da drago”: invece di bruciare i quaderni, li riempie di poesie.
È da qui che parte Carlo alla scuola per draghi, scritto da Alex Cousseau e illustrato da Philippe-Henri Turin, pubblicato da Giunti.
Un albo divertente e spettacolare nelle immagini, ma capace di toccare con delicatezza temi tutt’altro che piccoli: differenze, aspettative, senso di inadeguatezza, fiducia in sé e talenti che non sempre la scuola riesce a vedere subito.
In breve
Titolo: Carlo alla scuola per draghi
Autore: Alex Cousseau
Illustratore: Philippe-Henri Turin
Editore: Giunti
Collana: Albi illustrati
Pagine: 48
Edizione italiana attuale: 2018
Età indicativa: dai 3 anni
Il formato è davvero grande – circa 27 × 38 cm – e valorizza tavole ricchissime di dettagli, perfette anche per una lettura condivisa.
A scuola per imparare a essere un drago
Carlo deve cominciare la scuola e, come spesso accade quando si entra in un ambiente nuovo, scopre rapidamente che esistono delle aspettative.
Alla scuola dei draghi si impara a fare quello che fanno i draghi. Il problema è che Carlo sembra essere diverso dagli altri praticamente in tutto. Mentre i compagni imparano a sputare fuoco e a volare, lui fatica. Le sue ali sono troppo grandi. I suoi piedi sembrano ingombranti.
Mentre gli altri distruggono allegramente i quaderni con le fiamme, Carlo li utilizza per scrivere.
Poesie.
Il contrasto è buffo, ma dice qualcosa di molto serio.
Che cosa succede quando ciò che sappiamo fare non coincide con ciò che, in quel momento, sembra avere valore?
Quando il confronto ci fa sentire sbagliati
Il problema di Carlo non è soltanto non riuscire subito a fare alcune cose. Ci sono anche gli altri. I compagni lo guardano. Lo prendono in giro. Ciò che inizialmente è semplicemente una differenza comincia a diventare, agli occhi di Carlo, un difetto. Si sente brutto. Incapace. Solo.
È un passaggio che trovo particolarmente interessante da leggere con i bambini. Perché spesso non è la caratteristica in sé a farci sentire “sbagliati”. È lo sguardo con cui quella caratteristica viene accolta.
Essere più lenti, più impacciati, più silenziosi, più sensibili, avere interessi differenti o riuscire meglio in qualcosa che il gruppo considera poco importante non significa necessariamente avere un problema.
Ma può diventare molto difficile crederlo quando tutti intorno a noi sembrano andare nella stessa direzione.
Quel quaderno che Carlo non vuole bruciare
E poi ci sono le poesie. Mentre gli altri draghi imparano a distruggere i loro quaderni, Carlo fa esattamente il contrario. Li riempie di parole. Questo particolare mi piace moltissimo perché evita di trasformare la storia soltanto nel classico: “Non preoccuparti, prima o poi riuscirai anche tu a fare quello che fanno gli altri.”
Carlo imparerà anche cose che inizialmente gli risultano difficili. Ma nel frattempo possiede già qualcosa di suo. Scrive. Osserva. Mette in parole ciò che sente. Ha un talento che non coincide con quello atteso.
Mi sembra importante che la storia non gli chieda di rinunciarvi per diventare finalmente “come gli altri”.
Non dobbiamo essere tutti bravi nelle stesse cose
È forse questo il punto che porterei maggiormente in classe. Spesso diciamo ai bambini che “ognuno è speciale”. È una frase rassicurante, ma rischia di restare molto astratta.
Carlo alla scuola per draghi permette invece di rendere la questione concreta.
In una stessa classe qualcuno può essere velocissimo nel calcolo e avere bisogno di molto tempo per scrivere. Qualcuno può trovare immediatamente le parole per raccontare una storia e sentirsi perso davanti a un gioco motorio. Qualcuno può avere idee originalissime ma faticare a intervenire davanti agli altri. Qualcun altro può non eccellere nell’attività che stiamo facendo e mostrare competenze sorprendenti appena cambia il contesto.
Non significa rinunciare a imparare ciò che ancora non sappiamo fare. Significa riconoscere che la competenza non ha una sola forma.
Una piccolissima amica e il coraggio di provare
A un certo punto Carlo incontra qualcuno che lo guarda in modo diverso. Una piccolissima amica lo incoraggia. Non modifica le sue ali. Non gli cambia i piedi. Non gli dice che per essere accettato deve diventare un altro drago.
Gli dà fiducia.
Carlo prova.
Quello che sembrava soltanto un limite può essere guardato in modo nuovo.
Carlo ha bisogno di uno sguardo capace di vedere una possibilità dove lui ormai vede soltanto un difetto.
Il problema non è essere diversi
Mi piace anche che l’albo permetta di andare oltre una lettura un po’ semplicistica della diversità.
Non direi ai bambini: “Carlo è diverso e quindi va tutto bene.”
Per Carlo, all’inizio, non va affatto tutto bene. Viene deriso. Si sente solo. Alcune cose gli risultano realmente difficili. La diversità non cancella la fatica.
Quello che cambia è il significato che le attribuiamo. Possiamo guardare Carlo soltanto attraverso ciò che non riesce a fare come gli altri. Oppure possiamo cominciare a vedere la persona intera: ciò che fatica a fare, ciò che sta imparando, ciò che ama e ciò che sa fare già molto bene.
Questa è una distinzione che, a scuola, conta parecchio.
Un albo che parla di scuola… dentro una scuola
A differenza di molti albi che utilizziamo per riflettere sull’educazione, qui una scuola c’è davvero.
Certo, è una scuola piena di draghi e le discipline previste sono piuttosto particolari.
Ma alcune dinamiche sono sorprendentemente familiari. Entrare in un gruppo. Guardare ciò che fanno gli altri. Confrontarsi. Sentirsi più o meno capaci. Scoprire ciò che ci riesce bene. Avere bisogno di tempo. Incontrare qualcuno che crede nelle nostre possibilità.
Ma, soprattutto, capire che andare a scuola non dovrebbe significare diventare tutti uguali.
La scuola dovrebbe aiutarci ad acquisire nuove competenze senza perdere ciò che ci rende riconoscibili.
Le illustrazioni: draghi in cui perdersi
L’albo è impreziosito dalle immagini di Philippe-Henri Turin.
Draghi giganteschi, diversissimi tra loro, pieni di espressioni e dettagli.
Il formato molto ampio rende le tavole particolarmente coinvolgenti e invita a fermarsi a guardare.
Non utilizzerei quindi questo libro soltanto come supporto a una conversazione.
Gli lascerei tempo per osservare i draghi, per cercare Carlo tra gli altri, per notare differenze di forme, dimensioni, colori ed espressioni, perché anche visivamente il libro sembra suggerire qualcosa di molto semplice: non esiste un solo modo di essere un drago.
Carlo verso la scuola primaria
Ho scelto Carlo alla scuola per draghi anche per In viaggio verso la scuola primaria con gli albi illustrati, il percorso dedicato alla continuità tra scuola dell’infanzia e primaria e utilizzabile anche durante l’accoglienza in classe prima.
Dopo aver attraversato strade, preparato valigie e seguito sentieri, con Carlo lo sguardo cambia.
La domanda non è più soltanto: Dove stiamo andando?, ma comincia a diventare: Chi siamo noi che stiamo arrivando in questa nuova scuola? Che cosa ci piace? Che cosa sappiamo già fare? Che cosa dobbiamo ancora imparare? In che cosa ci sentiamo differenti? E soprattutto: dobbiamo davvero essere tutti bravi nelle stesse cose?
Sono domande che considero particolarmente preziose all’ingresso nella primaria, quando il confronto con gli altri può diventare rapidamente molto forte.
Dall’albo al percorso: il Modulo 3
Carlo alla scuola per draghi costituisce la sesta tappa di In viaggio verso la scuola primaria e conclude il Modulo 3, iniziato con Il sentiero di Marianne Dubuc.
Ho scelto di accostare i due albi perché permettono di esplorare due modi differenti di orientarsi.
Con Il sentiero lavoriamo sull’orientarsi nello spazio e lungo una strada.
Con Carlo spostiamo lo sguardo sull’orientarsi nel gruppo e nella conoscenza di sé.
Nel percorso questa seconda lettura apre a proposte dedicate a identità, parole significative, rappresentazione grafica e prime esperienze di videoscrittura.
Il collegamento con la videoscrittura nasce proprio da Carlo e dal suo rapporto speciale con le parole: il suo nome diventa così un primo testo significativo da scrivere, osservare e trasformare anche sullo schermo.
Se vuoi continuare il viaggio
Carlo alla scuola per draghi è uno degli otto albi illustrati di riferimento che accompagnano le dieci tappe di In viaggio verso la scuola primaria.
Il percorso completo comprende 61 pagine e intreccia lettura, conversazione, pregrafismo, attività laboratoriali, movimento, coding e prime esperienze digitali.
Può essere utilizzato nei progetti di continuità infanzia-primaria, nelle prime settimane della classe prima oppure scegliendo soltanto i moduli più adatti al proprio gruppo.
Non soltanto per la classe prima
Con bambini più grandi può aprire domande molto interessanti:
Quando ci confrontiamo con gli altri, guardiamo soprattutto ciò che loro sanno fare meglio di noi?
Può capitare che una caratteristica che consideriamo un difetto diventi una risorsa in un altro contesto?
Siamo capaci di riconoscere qualcosa in cui un compagno è bravo, anche se è diverso da ciò in cui siamo bravi noi?
Che cosa succede quando un gruppo decide che esiste un solo modo “giusto” di essere?
Si può lavorare sul talento, certo.
Ma anche sulle etichette, sulle aspettative, sul confronto sociale e sul modo in cui le parole degli altri possono modificare l’immagine che abbiamo di noi stessi.
Il mio consiglio di lettura
La cosa che mi rimane di Carlo alla scuola per draghi non è soltanto l’idea che ciascuno abbia un talento.
È qualcosa di un po’ diverso.
Carlo entra a scuola e trova un ambiente che sembra sapere già quale drago dovrebbe diventare.
Per un po’, guardando gli altri, finisce per pensare che il problema sia lui.
Poi scopre che può imparare ciò che ancora non sa fare senza smettere di essere il drago che riempie i quaderni di poesie.
Forse è questo il messaggio che mi piacerebbe consegnare ai bambini all’inizio di una nuova esperienza scolastica.
Andiamo a scuola per imparare, per provare cose difficili, per scoprire ciò che ancora non sappiamo fare.
Ma anche per trovare qualcuno capace di vedere quello che sappiamo già portare.
Perché crescere non dovrebbe significare diventare tutti lo stesso drago.
